Lavorare in piedi migliora davvero la performance?

Da qualche anno le standing desk sono diventate un elemento ricorrente negli uffici più innovativi. La promessa è duplice: ridurre i danni della sedentarietà e, al tempo stesso, migliorare la produttività. Ma cosa dice la ricerca scientifica?

Le riunioni in piedi: più brevi, stessa qualità

Il primo studio rigoroso sul tema risale al 1999. Allen Bluedorn, ricercatore dell’University of Missouri, ha confrontato 111 gruppi di lavoro: 56 conducevano riunioni in piedi, 55 seduti. Ogni gruppo era composto da cinque persone. Stesso compito, stesso obiettivo, stessa composizione demografica.

I risultati, pubblicati sul Journal of Applied Psychology, sono stati netti: le riunioni in piedi duravano il 34% in meno. In termini assoluti, circa 10 minuti contro 13. E la qualità delle decisioni? Identica. Non migliore, non peggiore. Semplicemente identica.

Bluedorn ha misurato anche la soddisfazione dei partecipanti e l’utilizzo delle informazioni durante la discussione. Nessuna differenza significativa. L’unica variabile che cambiava era il tempo.

Il dato suggerisce che stare in piedi non rende le persone più intelligenti. Le rende più rapide. Elimina le divagazioni, riduce i tempi morti, mantiene il focus sull’obiettivo. Da allora questo studio è diventato il riferimento scientifico per una pratica adottata da startup e multinazionali.

Standing desk e funzioni cognitive: cosa succede al cervello

Nel 2016 Ranjana Mehta, ricercatrice della Texas A&M School of Public Health, ha portato l’indagine a un livello più profondo. Ha seguito 34 studenti liceali per 27 settimane — quasi un intero anno scolastico — monitorando le loro funzioni cognitive attraverso una batteria di test computerizzati e attraverso una tecnologia di neuroimaging portatile che rileva l’attività della corteccia prefrontale.

I risultati, pubblicati sull’International Journal of Environmental Research and Public Health, hanno mostrato miglioramenti significativi nella funzione esecutiva e nella memoria di lavoro. Parliamo delle capacità cognitive che utilizziamo per analizzare problemi, scomporre compiti complessi in passaggi, organizzare informazioni nella mente, pianificare azioni e portare a termine obiettivi. Sono le stesse capacità che permettono agli studenti di gestire il tempo, memorizzare contenuti, comprendere testi complessi e risolvere problemi articolati.

Lo studio ha anche rilevato cambiamenti nei pattern di attivazione della corteccia prefrontale — la regione del cervello responsabile delle funzioni cognitive superiori. Non si tratta quindi solo di una percezione soggettiva o di un’osservazione aneddotica degli insegnanti: l’effetto è misurabile a livello neurologico.

La conferma dal Giappone: effetto immediato, nessun aumento di stress

Nel 2022 un team della Nippon Sport Science University di Tokyo ha aggiunto un tassello importante. I ricercatori Tanaka e Noi hanno testato 56 studenti delle elementari in tre condizioni diverse: 45 minuti completamente seduti, 45 minuti in piedi, 45 minuti alternando le due posizioni.

I risultati, pubblicati su PLOS One, hanno confermato un miglioramento della funzione esecutiva — in particolare della capacità di inibire le risposte automatiche e mantenere il controllo attentivo — già dopo una singola sessione di lavoro in piedi.

Dato altrettanto rilevante: i livelli di stress, misurati attraverso marcatori ormonali nella saliva, non sono aumentati. Lavorare in piedi non ha generato tensione aggiuntiva.

Cosa significa per la progettazione degli uffici

Questi studi convergono su alcune indicazioni concrete:

  • Le riunioni brevi e operative beneficiano del formato in piedi: decisioni più rapide senza perdita di qualità.
  • Le postazioni che permettono di alternare seduta e posizione eretta possono supportare meglio le attività cognitive complesse.
  • L’effetto non richiede mesi di adattamento: i benefici sulla funzione esecutiva emergono anche nel breve termine.

Non si tratta di eliminare le sedie dall’ufficio. Si tratta di progettare ambienti che offrano scelta posturale — la possibilità di lavorare seduti quando serve concentrazione prolungata, in piedi quando serve rapidità e focus.

I limiti della ricerca attuale

È importante notare che gli studi citati hanno campioni relativamente contenuti e si concentrano prevalentemente su contesti educativi. La trasferibilità diretta al lavoro d’ufficio adulto richiede cautela interpretativa. Servirebbero studi longitudinali su popolazioni lavorative, con campioni più ampi e controlli più stringenti.

Tuttavia, la coerenza dei risultati attraverso contesti culturali diversi — Stati Uniti, Giappone — e fasce d’età diverse — studenti delle elementari, liceali, adulti in contesto lavorativo — suggerisce che il fenomeno sia robusto e generalizzabile.

La ricerca sul rapporto tra postura e cognizione è ancora giovane. Ma i dati disponibili indicano che il modo in cui configuriamo fisicamente gli spazi di lavoro ha conseguenze misurabili su come le persone pensano, decidono e collaborano.

Fonti

  • Bluedorn, Turban & Love (1999). The effects of stand-up and sit-down meeting formats on meeting outcomes. Journal of Applied Psychology, 84(2), 277-285.
  • Mehta, Shortz & Benden (2016). Standing Up for Learning: A Pilot Investigation on the Neurocognitive Benefits of Stand-Biased School Desks. International Journal of Environmental Research and Public Health, 13(1), 59.
  • Tanaka & Noi (2022). Effects of using standing desks for 45 minutes on the stress and executive function of elementary school students. PLOS One, 17(8), e0272035.
Massimiliano Notarbartolo

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