Ufficio post Covid-19? Roba per creativi

Più passa il tempo e più ci si rende conto che i cambiamenti imposti dalla pandemia in alcuni casi diverranno stabili. Sotto esame, e inutile negarlo, c’è il “nuovo” modo di lavorare. Come sarà l’ufficio post Covid-19? Le risposte sono molteplici e il quadro che va delineandosi fa emergere con insistenza il ruolo centrale e non più marginale dello smart working.

Facebook, Twitter, Google, PSA sono state le prime BIG ad annunciare che gran parte dei propri dipendenti avrebbero svolto il proprio incarico da remoto. Si parla anche in Italia di una quota pari al 30% di lavoro intelligente, quando si arriverà a regime. Detta così sembra che l’ufficio non sia che una delle vittime eccellenti della pandemia, al pari dei luoghi di aggregazione che costituivano il nostro modello sociale di riferimento.

L’apparenza inganna lo sapeva bene Melvin Webber tra i primi negli anni ’60 a teorizzare la città del futuro in cui il lavoro sarebbe stato possibile al di fuori e senza un legame fisico con la struttura dell’ufficio. Con internet si avvera la predizione di Webber, la distanza inizia a perdere di importanza e con essa la città non è più costretta a svilupparsi secondo i ritmi di crescita dell’economia.

Seguendo questa logica, con il Covid o senza, prima o poi si sarebbe arrivati alle conclusioni che oggi, frettolosamente e in tutto il mondo, si stanno prendendo in tema di smart working. Quindi qual è la novità in tema di ufficio post Covid? Perché scrivere un articolo che ripete ciò che già tutti conoscono o intuiscono?

Iniziamo un percorso che in parte ribalta queste conclusioni, partiamo dalle esperienze di chi oggi lavora in smart working, qual è la sensazione che si avverte partecipando ad una chiamata su Zoom (o su una qualsiasi altra piattaforma)?

Ristrutturare l’ufficio per promuovere i legami deboli

Le moderne tecnologie sono molto potenti, con un lap top e una buona rete si riesce a colmare la distanza e ottenere una discreta qualità del lavoro. L’interazione tra le persone è per forza di cose meno fluida, il confronto con il lavoro faccia a faccia non regge, c’è più naturalezza e agilità.

Esiste un risvolto importante e che ora non sta emergendo abbastanza. Il lavoro promosso da remoto rafforza i legami forti con le persone che appartengono già alla nostra cerchia. Allo stesso tempo perdono d’importanza i cosiddetti “legami deboli” che si possono definire come l’insieme di rapporti che provengono dalle conoscenze casuali.

Il risultato è la sostanziale restrizione delle interazioni, si parla di frammentazione della comunicazione provocata dagli spazi virtuali. La tecnologia per ora non è in grado di provvedere in tal senso per cui l’unico modo per ristrutturare le relazioni casuali è solo lo spazio fisico condiviso.

Le ristrutturazioni degli uffici dovranno seguire questa traccia per evitare di impoverire lo slancio innovativo, vitale per ogni azienda. Ne parlavamo già in un precedente articolo che ti consiglio di leggere poiché riporta alcuni esperimenti che comprovano quanto siano determinanti gli incontri casuali per promuovere nuove idee e soluzioni ingegnose.

Trasformare l’ufficio post Covid-19, l’effetto mensa

Mark Granovetter nel 1973 ha pubblicato un saggio intitolato “la forza dei legami deboli”, in cui afferma che dai conoscenti e dalle persone che incontriamo casualmente, dipende l’allargamento della nostra cerchia di contatti “utili”.

I legami deboli, sono essenziali per incrementare il numero di occasioni in grado di fornirci aiuto sostanziale. Al contrario, i legami forti, possono indicarci soluzioni che con buona probabilità abbiamo già preso in considerazione, il loro apporto è più che altro il sostegno emotivo.

L’innovazione e la mescolanza d’idee nuove hanno più possibilità di sorgere dall’abbattimento dei preconcetti e dalla “normalità intellettiva”.

Le nuove planimetrie degli uffici dovranno quindi cercare di affermare “l’effetto mensa”, in cui l’apertura e la dinamicità sia prevalente rispetto all’isolamento.

La sfida per l’ufficio post Covid-19 diventa quella di far rinascere un luogo di confronto, galvanizzato dalla ricerca della promozione dei contatti. Può apparire strano parlarne proprio nell’epoca del distanziamento sociale ma dobbiamo ricordarci e tener ben presente che le pandemie impongono distanziamento fisico non sociale.

 

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