L’esperienza di UP150

Dopo un anno di adattamento allo smart working molti lavoratori d’ufficio hanno raggiunto un equilibrio cui oggi non è facile rinunciare. Per contro i più giovani non vedono l’ora di tornare a lavoro in ufficio per ragioni legate soprattutto alle necessità di socializzazione.

In questo panorama variegato l’ufficio sembra ancorato alla sua immagine di un luogo rigido e pieno di aspetti normativi. Il lockdown ha messo a nudo le criticità del lavoro in azienda al punto da spaccare l’universo dei colletti bianchi, in due fazioni.

Per capire come deve evolvere il posto di lavoro, si parla da una parte di cultura organizzativa e dall’altra di coinvolgimento della forza lavoro. Sappiamo già che un collaboratore “felice” è in grado di contribuire di più agli obiettivi aziendali. In quest’ottica il ritorno a lavoro in ufficio può essere un ostacolo da non sottovalutare, anzi si può affermare che sia la chiave per ridisegnare il perimetro di comfort tutto attorno al dipendente.

Tornare a lavoro in ufficio. L'esperienza UP150

Il benessere in ufficio e la cultura delle connessioni

Tornare a lavorare in ufficio, dopo un anno in cui ci siamo dovuti adattare, può sembrare troppo semplicistico e in qualche caso anche sprezzante nei confronti degli sforzi profusi per salvare le organizzazioni. L’idea alla base del ritorno in azienda è di creare le condizioni che stabiliscano che il lavoro in ufficio, rispetto a quello svolto da casa, sia differente, tanto nei modi quanto nei bisogni di benessere.

Il motivo principale per cui l’ufficio è preferito rispetto all’home working ha a che fare con la nostra natura: il desiderio di connetterci l’un l’altro. Non tutte le relazioni però sono motivanti, lo sono solo quelle positive, quelle che in pratica forniscono incoraggiamento e inclusione.

Le relazioni positive dipendono in buona parte dalle connessioni veloci, quelle che avvengono per caso in corridoio o al caffè. Da remoto questo genere di interazione è scomparso, creando pian piano in alcuni di noi, senso di apatia e insofferenza.

Da questa prima nota deriva che lo spazio ufficio può fare molto per generare benessere. Questo tema è stato affrontato più volte in questo blog quando abbiamo parlato ad esempio di “Progettazione uffici”. Se da un punto di vista strutturale non è impossibile creare opportunità di interazione sociale, può diventarlo se non si affronta e si risolve il tema della cultura della connessione.

A questo punto entra in gioco la condivisione di valori che vanno al di là di quelli già chiari e scontati della cultura aziendale. Fare team e ottenere il consenso costruttivo, dipende anche da una sorta di auto-riconoscimento nel prossimo.

UP150 migliora il benessere in ufficio

Il valore del benessere, inteso in senso di salute e cura di se stessi, è un tema accomunante soprattutto per le nuove generazioni. Il desiderio di mantenersi in forma permea la nostra società. Ce ne rendiamo conto dall’esplosione dei centri fitness, dal cibo Bio, dall’enorme sviluppo degli activity tracker o sportwatch.

UP150 è la risposta a questa esigenza. Fino ad ora il lavoro da scrivania era vissuto come una sorta di zona franca, come a dire che la salute fosse relegata in ufficio solo ai buoni consigli e agli aspetti normativi superficiali. Gli arredi moderni seguono specifici dettami di altezza e colori, le sedute sono diventate ergonomiche. I locali stessi devono corrispondere a vincoli precisi, tutto ciò per migliorare le condizioni di lavoro. L’idea di UP150 è semplice, passare da un’impostazione meramente passiva ad una più attiva e inclusiva.

Se ci mettiamo nei panni di chi oggi ha passato mesi a lavorare tra le mura domestiche, possiamo capire il livello di attrazione che ha UP150. La cultura delle connessioni, intesa in senso moderno, si basa su valori aziendali e valori della collettività. L’esigenza di salvaguardare la salute ha permesso di rispondere in maniera eclatante durante la pandemia. Oggi si può pensare, sempre per la stessa necessità, alla ricostruzione delle relazioni e a renderle più efficaci.

Lo stesso link della salute ora unisce il desiderio dei più di vivere maggiormente in armonia con il proprio corpo.

Il nodo sciolto della produttività del lavoro nell’ufficio UP150

Il lavoro di UP150 si può considerare pionieristico nella misura in cui risolve l’equazione per cui l’attività fisica non possa essere contemplata durante il lavoro day by day. Tentativi precedenti di coinvolgere i dipendenti nello svolgimento dell’esercizio fisico, si sono basati unicamente sulla disponibilità da parte del datore di lavoro di mettere a disposizione strumenti, tempo e strutture.

Nel dopo lavoro o durante le pause giornaliere, i lavoratori possono tenersi in forma nelle aree dedicate al fitness. Con UP150 l’equazione si inverte, per lavorare occorre fare esercizio fisico. La produttività del lavoro non ne soffre ma anzi se ne avvantaggia.

Sono molti gli studi infatti che dimostrano che lavoratori in salute sono in grado di contribuire maggiormente. Uno di questi, svoltosi nel 2016 guidato da Ian Larkin, Timothy Gubler e Lamar Pierce, è riuscito a calcolare il ritorno sull’investimento.

Nell’esperimento in questione si è valutato l’impatto dei programmi di wellness su 111 lavoratori divisi in cinque lavanderie. Il costo dei programmi ha permesso un ritorno dell’investimento pari al 76,3%.

La visione di un lavoro basato sull’esercizio fisico è la nuova frontiera cui aspirare come se fosse un diritto dei lavoratori. Nella misura in cui il lavoro sedentario toglie o danneggia la salute, questa dovrebbe essere ripristinata in qualche modo. Se prima non c’era un modo per, ora quel modus operandi finalmente esiste.

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