Il punto di vista di Progetto Design e Build come osservatore privilegiato

Da cosa nasce l’innovazione tecnologica?

Secondo quanto siamo abituati a pensare il metodo migliore è sempre stato quello di investire in Ricerca & Sviluppo. Nell’ultimo decennio le Big, hanno preferito tagliare i tempi acquisendo promettenti start up. Probabilmente nessuna delle due strade produce il reale cambiamento, le aziende, specie quelle più complesse, sono perfette per standardizzare, non per innovare.

Si sta affermando sempre di più l’idea che la ricetta perfetta per diventare un’azienda innovativa e vincente, comprenda due ingredienti:
• La consapevolezza che innovare deve far parte della vita quotidiana d’impresa;
• La continua condivisione e rimotivazione della cultura aziendale.

In questo racconto per la prima volta parlerò della Progetto Design & Build e lo farò con tutte le attenzioni del caso, mi servirò di grandi nomi, non per fare dei paragoni (che sarebbero impossibili viste le differenze), ma solo per far comprendere quanto il concetto di innovazione sia disponibile per qualsiasi realtà a prescindere dalle dimensioni e persino dal settore in cui si opera.

Il motivo per cui ho deciso di parlare di innovazione, in termini diversi da quelli a cui siamo abituati a fare, è perché mi sono reso conto, grazie alla posizione privilegiata di osservatore di molte grandi realtà con cui collaboriamo, che le aziende di oggi sono alla perenne ricerca del Santo Graal.

Il tema che tratteremo, non risponde alla domanda di come fare la differenza, bensì come farla sempre.

Per arrivare al punto che ci interessa di più, è d’obbligo un excursus nel campo della psicologia, che userò come pretesto sia per avvalorare la nostra tesi, sia per dar sostanza a ciò che oggi attanaglia molte imprese che si trovano in mezzo al guado e non sanno su quale sponda approdare.

Al centro di tutto c’è la Persona, intesa sia nel senso di potenziale che ha a disposizione, sia nel senso di convincimento di potersi spingere oltre. Sono partito da un assunto: “cultura del prossimo e benessere dei collaboratori”, solo così si possono liberare quelle energie positive che sono alla base del processo creativo.

processo creativo e innovazione tecnologica

cultura del prossimo e benessere dei collaboratori, solo così si possono liberare quelle energie positive che sono alla base del processo creativo.

Cosa si intende per Open Innovation

Le imprese, oggi più che negli scorsi decenni, sono di fronte ad un salto tecnologico epocale, la velocità del cambiamento continua ad aumentare e concetti come:

e molti altri ancora, un tempo riservati ai soli addetti ai lavori, sono sulla bocca di tutti.
Il tema centrale è diventato fare innovazione.

Ci si chiede:
Come far diventare il processo innovativo, un elemento essenziale del proprio core business?

Cos’hanno in comune aziende come Apple, Google, Amazon, Salesforce, Netflix, Lego e con orgoglio ci metto anche Progetto Design & Build? Si tratta solo di Vision, oppure c’è qualcosa in più? Per capirlo ci può venire in soccorso il concetto di Open Innovation.

Il primo a parlarne in maniera esplicita è stato Henry Chesbrough, economista e scrittore dell’Università della California a Berkeley.

Egli afferma che l’Open Innovation consiste nella capacità da parte delle aziende di usare le idee innovative provenienti sia dall’esterno sia dall’interno, per generare nuovi modelli di business.

La prima strada si chiama inbound innovation e si focalizza su fonti esterne. Nel secondo caso invece l’outbound innovation assume processi interni all’azienda provenienti da diverse fonti.

Ciò che importa è che in entrambi i casi si parla di sistemi strutturati nell’organizzazione, il valore dell’impresa si crea focalizzando l’innovazione come parte essenziale del business. Si chiama Open poiché, a differenza del passato, l’azienda è aperta all’innovazione nel senso che capta i cambiamenti e li destina allo sviluppo dell’idea con piena disponibilità a cambiare anche il proprio business model.

Nel caso che mi riguarda, della Progetto Design & Build, il processo proviene dall’interno ed è motivato da un approccio culturale ad ampio respiro. Le persone che ne fanno parte non sono confinate a un ramo aziendale, ma sono tutti i dipendenti. La risultante è che i confini di business e le policy interne, sono messi in discussione in modo intenzionale.

Un atteggiamento a lungo termine che premia perché gioca d’anticipo sul mercato. Non si tratta solo di generare nuovo valore per l’impresa ma soprattutto di trattenere quel patrimonio umano che è il vero motore dell’innovazione.

Possiamo quindi dare una prima risposta alla domanda di cos’abbiano in più alcune aziende rispetto ad altre, quando si fa riferimento ai processi di innovazione: si tratta di cultura aziendale che produce una visione talmente aperta al futuro, che permette di allinearsi ai mutamenti vertiginosi degli ultimi anni.

L’innovazione di cui stiamo parlando, non riguarda l’innovazione incrementale o i nuovi processi produttivi, ma lo stesso business model. La convinzione che mi accompagna è che l’innovazione non sia un esercizio relegato a poche persone o dipartimenti, ma riguardi ogni persona appartenente all’organizzazione.

La collaborazione è incentivata al massimo respingendo qualsiasi impedimento come può essere l’eccesso burocratico o la stessa politica aziendale. La motivazione dei dipendenti deriva dal far parte di un gruppo coeso di persone, che esplora in maniera consapevole.

La motivazione dei dipendenti deriva dal far parte di un gruppo coeso di persone, che esplora in maniera consapevole

In cosa consiste il processo creativo

Questo argomento può sembrare una digressione un po’ forzata, entrare nel campo della psicologia per cercare di spiegare come funziona il processo creativo può essere abbastanza arguto. Perché invece lo consideriamo un utile esercizio? Il motivo risiede nell’esigenza di dare alcune risposte alle domande che sono sorte dagli articoli precedenti, e che sono stati dibattuti a tavoli separati.

Il punto è: Come avviene il processo creativo?

Genericamente potremmo dire che si tratta dell’attitudine a trovare soluzioni inaspettate rispetto a un bisogno. Ora bisogna fare attenzione, poiché questa definizione tiene conto solo di una delle due parti del processo, il pensiero divergente.

Chi opera nel campo della tecnologia trova nel pensiero divergente un valido alleato, ma ovviamente non basta avere delle idee fuori dal comune, bisogna anche essere bravi a metterle in pratica.

La cognizione creativa si provoca attraverso strumenti come il brainstorming, lo stesso benessere e la cultura dell’integrazione, spingono le persone a liberare il proprio pensiero. La struttura fisica del posto di lavoro, è un altro elemento importante per far sentire a proprio agio i dipendenti, il concetto di Biofilia ne è un valido esempio, ed oggi rappresenta un must per le ristrutturazioni degli uffici.

Il processo creativo prende spunto dal pensiero divergente e convergente nello stesso tempo. Il pensiero convergente è una capacità aggiuntiva della cognizione creativa, equivale al processo di selezione della migliore risposta possibile.

Il cerchio si chiude, fino a che la rivoluzione culturale in azienda rimane solida, i dipendenti sentiranno di far parte di una famiglia, è il cosiddetto “sense of ownership”. Per promuovere vera innovazione tecnologica occorre partire dall’innovazione culturale, con lo scopo di migliorare il clima aziendale e il benessere dei lavoratori.

Il cambiamento culturale e la Collective Disruption

Oggi si è diffusa l’idea che le startup abbiano a prescindere il sopravvento sulle grandi imprese, forse questa convinzione è un po’ fuorviante. Esempi come Uber e Netflix, sembrano confermare che l’innovazione dirompente, proveniente da idee rivoluzionarie partorite in qualche garage, siano di gran lunga, la maniera più efficace per innovare qualsiasi settore.

Se diamo un’occhiata alla classifica di Fortune, delle prime 500 imprese al mondo, noteremo che ne fanno parte un gran numero di aziende centenarie che hanno saputo innovare e rinnovare il proprio business, parliamo di 3M, P&G, IBM, Johnson & Johnson, come esempi eclatanti.

Queste aziende si sono trasformate in innovatori strategici e attivamente cercano continuamente opportunità di crescita. La base culturale di cui abbiamo parlato, è un atteggiamento molto potente, ma non è l’unico.

La Collettive Disruption sfrutta sia la capacità interna di promuovere processi di innovazione, sia l’idea di co-creare innovazione attraverso le collaborazioni. Non passa mese in cui una Big, annunci di aver acquisito una startup emergente. Anche così ci si può assicurare di interpretare il futuro in modo trasformativo e non incrementale.

Il cambiamento vorticoso cui stiamo assistendo, ha questa caratteristica: Non si tratta più di far uscire il nuovo modello di prodotto, ma di identificare nuove esigenze e farne dei driver per il proprio sviluppo.

Non si tratta più di far uscire il nuovo modello di prodotto, ma di identificare nuove esigenze e farne dei driver per il proprio sviluppo

Conclusioni

L’innovatore culturale è basato su convinzioni personali legate al miglioramento del rapporto con i propri collaboratori fondato sul profondo rispetto, sull’accoglienza e sulla correttezza.

La rivoluzione culturale ha come risultato finale, il benessere diffuso e può liberare quelle energie necessarie alla rivoluzione tecnologica continua.

Il messaggio è semplice:
Persone competenti, messe in grado di liberare il proprio potenziale, con tutta probabilità genereranno continuamente nuove opportunità di business.

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